

Effluvio
La sveglia suonò alle cinque come sempre, avevo già gli occhi aperti. La camera era buia e l’umidità di quei giorni mi si appiccicava alle ossa esposte e alla pelle trasparente. Rimasi immobile, sentivo la schiena rigida contro il materasso e il respiro accelerato, avevo sognato di nuovo mio padre. Ogni mattina, da tre settimane, il risveglio era l’incipit di un’esecuzione.


