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I Rifugiati - Viet Thanh Nguyen

  • 12 ott 2017
  • Tempo di lettura: 1 min

  • "Storie di persone in bilico tra una patria devastata e un ricco paese d'adozione... Un libro bello e straziante". Joyce Carol Oates.
  • La prima volta che li avevamo sentiti, lui mi aveva sussurrato all'orecchio di non preoccuparmi. Erano solo fantasmi.
  • A volte è così che mi arrivano le storie: attraverso la sua voce. "Lascia che ti racconti una storia" mi diceva, una volta, due volte o forse tre. Capita più spesso, per, che io vada a caccia di fantasmi: una cosa che posso fare senza mai uscire di casa. Come loro infestano la nostra terra, così facciamo noi con la loro.
  • Calandosi nel ruolo di un rifugiato, come tanti altri, raccontò un dramma che cominciava l'estate precedente, quando aveva lasciato i suoi genitori a Long Xuyen, proseguiva con il periodo trascorso lavorando in una cosiddetta sala da tè di Saigon e raggiungeva il suo apice con la fine della guerra.
  • Mentre, steso nella sua cuccetta, ascoltava i bambini che giocavano a nascondino tra le tende, provò dimenticare le persone che erano cadute nel fiume cercado invano un appiglio, dopo essere state gettate a terra durante la corsa o colpite alla schiena dai soldati, che tentavano di farsi largo a colpi di fucile per arrivare in salvo. E provò a dimenticare quel che aveva scoperto: quanto contassero poco le vite altrui ai suoi occhi, quando si trattava di mettere al sicuro la propria.
  • La sua abitudine a dimenticare era troppo radicata, come se trascorresse la vita intera a camminare all'indietro in un deserto, cancellando le proprie impronte, e di tutto quel che era successo gli restavano solo frammenti sporadici di labbra osate sulle sue.
  • Quando sollevò una mano il suo riflesso fece altrettanto; quando si toccò il visoil riflesso ripetè il suo gesto, e quando seguì con un dito la curva della guancia e la linea della mascella l'immagine allo specchio imitò il suo esempio. Perché, allora, nno riusciva a riconoscere se stesso?
  • "La guerra è finita." La voce di mia madre era stanca. "Non ha senso tornare a combattere"
  • Arthur aveva capito solo le cose che ne componevano il nome: epatite, auto e immune. Ruotando sulla sua sedia, mentre parlava, il dottore disse, "il termine epatite autoimmune" indica che il suo corpo non riconosce più il fegato come sua parte integrante. E quando questo accade, il corpo rigetta l'organo." "E il mio corpo può fare una cosa simile?" "Il suo corpo è un organismo complesso, signor Arellano."
  • La signora Khanh aveva intuito che il soggetto del quadro era una donna , ma aveva l'occhio sinistro verde e il destro rosso, per non parlare del modo in cui l'artista aveva schiacciato le braccia e il busto, facendola somigliare, più che a una persona reale, a una figurina di carta ritagliata e incollata su una sedia tridimensionale.
  • "Ma il robot non toglierà il lavoro a quella gente?" "Non è il genere di lavoro che la gente dovrebbe fare" disse Legaspi. "I robot sono stati inventati per liberare gli uomini dalla schiavitù."
  • Quasi a dimostrare in quale sottospecie di uomo mi fossi trasformato, cominciai a piangere. Mio padre guardò dritto davanti a sé, e capii che stava pensando al funerale. Non aveva versato una lacrima per tutta la messa, e neppure io lo avevo fatto, ma quando lo avevo accompagnato in macchina al cimitero qualcosa dentro di me si era spezzato.
  • Phuong cercò le parole giuste per dire quel che non aveva ancora rivelato a nessuno: che un giorno anche lei sarebbe andata via.

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