Paura della matematica
- 30 nov 2017
- Tempo di lettura: 1 min
Peter Cameron - Paura della matematica (Adelphi 2008) Prima edizione Rizzoli (1987) - In un modo o nell'altro Fu l'anno scorso. Da allora sono cambiate parecchie cose, penso, mentre con il cucchiaino, che ha un'estremità molto sottile, stacco la polpa dalla buccia. Da allora la mamma si è risposata, il babbo si è trasferito in California, e io ho smesso di parlare. Mi alzai dalla sedia sulla quale ero seduto e mi inginocchiai sul bordo della piscina. La mamma mi tese la mano con un gesto che avevo visto fare alle protagonistedei vecchi film, quando tendono la mano per farsela baciare. Guardai l'anello e vidi che aveva ragione: il diamante non c'era più, e la montatura sembrava una mano vuota che tenacemente afferrasse il nulla. Con quei due bastoncini tutti appiccicosi in mano, provo una sensazione: li conserverò per molto tempo e un giorno, ritrovandoli, ricorderò questo momento, ma in modo scorretto. Rimaniamo seduti in quella posizione per un bel po', mentre l'oscurità nasce inorno a noi. Quando apro la bocca per parlare, la mamma solleva un braccio e mi copre le labbra con una mano. La guardo. "Aspetta. Dice - Non dire ancora niente." Sento la sua pelle sulle mie labbra; il polso manda odore di cloro. Le lucciole, che illuminano l'oscurità intorno a noi, mi danno un senso di vertigine. Joan si alza e inciampa in Gilbert, che fa un balzo indietro. Poi rimane un attimo immobile sulla riva, aspettando le onde che vengono a bagnarle i piedi. Prova un leggero senso di vertigine a stare in piedi. Tutto ti appare diverso, pensa Joan, quando si è ubriaca, quando c'è buio, c'è vento e la tua vita è a una svolta. In questo momento, la cosa che desidera di più è tornare in città e ricominciare tutto daccapo. Quando la notta ha fatto le valigie, ha trovato molte cose che non le servivano più, e le ha gettate dalla porta e dalle finestre della casa. Vado di sopra a fumare una sigaretta. Visto che, ufficialmente, ho smesso di fumare un anno fa, devo per forza fumare di nascosto, e sta cominciando a diventare una pessima abitudine: perché ora desidero starmene per conto mio con la stessa intimità con cui una volta desideravo la sigaretta. In silenzio saliamo su verso congress Street, e oltrepassiamo la vetrina illuminata dei negozi di abbigliamento. I manichini ci fissano attraverso il cellophane giallastro che li porotegge dal sole. Mi capita, nai momenti più strani, prima di addormentarmi, o a notte fonda: mi vedo su un prato, inginocchiato ad aggiustare la pompa che innaffia il giardino, è l'inizio dell'estate, e l'erba è soffice e verde, e senza alzare gli occhi so che sono nel giardino di una casa, e so che dentro quella casa c'è una donna che è mia moglie, e che in quel momento forse è occupata con i bambini: li sta mettendo a letto, chiude le persiane e mi guarda, è un attimo perfetto. Aprì la porta della classe, dove l'aria era bollente, ed entrammo: non c'era nessun altro. Io mi sedetti al banco che avevo scelto la mattina (un banco della fila dietro) e lui prese a piempire la lavagna di equazioni, stavolta ancora più complesse. Guardando la pioggia cadere nel giardino deserto, mi sentivo saggia e intuitiva; e mi sentivo in sintonia, se non con il calcolo, almeno con il tempo. Notai che Stephen era una di quelle persone che hanno l'indice del piede più lungo dell'alluce. Io invece ho tutte le dita della lunghezza giusta, e noto subito coloro che hanno qualche anomalia. "hai le dita dei piedi molto lunghe" dissi, toccadogliele. "Sono piuttosto brutte." Stephen sbadigliò e sbrirciò trale ginocchia, cercandosi i piedi, "è tutto collegato ai geni della matematica. Sono due cose che vanno insieme." "Ma tutto questo non rende ancora più difficili le cose?" "Che cosa?" "Il fatto di provare sempre gli stessi sentimenti l'uno nei confronti dell'altra, dissi. Insomma, penso che se vi odiaste sarebbe tutto più semplice." Non pianse finchè non fu a casa: riuscì anche a dare la mancia alla donna e tornarsene verso il suo appartamento, nella speranza che i capelli avessero un aspetto migliore visti nel suo specchio, che gli era più familiare. Mi guardai l'abito che indossavo e decisi di toglierlo. Il vestito di nozze di Missie era disteso sul letto, come se mia sorella fosse morta in quel vestito e l'avessero poi estratta con mille cautele. Pensavo a quel pomeriggio, e a Missie che percorreva lla navata della chiesa. Ero stata proprio io ad aprire il corteo nuziale, Mentre Missie e mio padre avevano cominciato ad avanzare solo quando io avevo raggiunto l'altare. Mi ero voltata a guardarli, e mi era sembrato che avessero impiegato una vita a passare lungo quel muro di volti piangenti che li fissavano; mi ricordai di aver avuto l'impressione che stessero scalando una montagna. A volte, sull'autobus che la riporta a casa, a difficoltà a ricordare il volto e la figura di Will, e il fatto di non riuscire a ritenere nella memoria quel corpo così fragile le dà un po' fastidio. Ora che sta seriamente cercando lavoro, che ha smesso di di frequentare Diane, che ha capito di essere innamorato di Helen, perché non si sente a posto con se stesso? Evidentemente, insiste a fare qualcosa che non va. Si guarda nello specchio, e ha difficoltà a riconoscere l'immagine di sé. Intorno a me vedevo solo mazze che fendevano la notte, riempendo il cileo di piccole meteoriti bianche. Non riuscivo a far altro che sentire il mio corpo sospeso in aria, su quell'orribile acqua color blu intenso, e non ce la facevo a farlo voltare, anche se mi rendevo conto di cadere pericolosamente, e troppo in fretta. Sono mani piccole e bianche, piccole e bianche quasi come le sue, e sicuramente non hanno mai toccato un'altra persona, toccato nel in senso vero. Intimo. La donna è affascinata dalle mani. Il padre lasciò sua madre per una pianista quando lei aveva dieci anni, e lei lo odiava, e odiava anche la pianista. Guarda fuori dal finestrino: la neve si sta lentamente sciogliendo e intorno agli alberi ci sono grandi chiazze di erba bagnata, come se le radici avessero succhiato tutta la neve per prepararsi alla primavera. "Be', io pensavo che morissi dalla voglia di vedere il lago dei cigni." "Certo, risponde la nonna. Solo che mi sembra così sciocco." Scuoto la testa, mentre Neal si stringe nelle spalle e si alza: apre la porta del frigo e rimane lì, illuminato dalla luce interna. Non cerca nulla in particolare. Fuori la nonna allunga una mano, afferra un bocciolo di lillà e se lo porta vicino al viso, perché si è scordata che cos'è. Nei problemi di algebra c'è sempre una nave che percorre il fiume mentre una jeep segue lo stesso percorso lungo l'argine. Quale arriverà prima? Ma non lo dissi, perché improvvisamente provai la sensazione di vivere un momento che, se lo avessi voluto, avrebbe potuto cambiare la mia vita. Sarei potuto correre fuori, nella neve, rifugiarmi sotto il filo per stendere il bucato e aspettare che Keith uscisse a sua volta, e promettesse di sposarmi, o di amarmi per sempre. Si abbassarono nell'ombra e noi rimanemmo a guardarle finchè non furono scomparse, e l'acqua dello stagno non ebbe riacquistato l'immobilità.
In un passaggio apparentemente marginale del racconto che da il titolo a questa raccolta disegnata dall'autore, la protagonista offre al suo professore di matematica, passato a trovarla, un bicchier d'acqua. Poi, mentre lo guarda bere, la ragazza è colpita dalla cosa più semplice, l'assoluta naturalezza del gesto, che l'uomo compie «come se in vita sua non avesse fatto altro che venire in cucina da me a bere acqua». È un tocco inconfondibile, che unisce in una riga tutta l'atmosfera di cui abbiamo bisogno e tutto l'intreccio che possiamo desiderare. Ma è anche di più. È la conferma che qualsiasi storia, anche minima, racconti - si tratti di un ragazzo che smette di parlare in casa, mentre intrattiene una fitta corrispondenza con i carcerati; di un adolescente che, alla morte del suo cane, si convince che nelle formule dell'algebra si annidi il segreto della felicità; o di una coppia gay in visita presso una nonna eccentrica e molto amata -, Cameron sembra appunto non avere mai fatto altro che scrivere storie. E come nei suoi romanzi ci offre, con la sua voce fresca e generosa, storie di giovinezza, inquietudini e nostalgia, di amori e famiglie e vita quotidiana.






Commenti