

Le cose come sono
Fino ai dodici anni credevo di essere solo. L’unico, intendo, ad averci gli occhi come ho io, con due paia di palpebre. Non è granché di speciale, visto da fuori sono come tutti gli altri. È anche per questo che i dottori non se ne sono mai accorti. Non c’è nulla da vedere.


Effluvio
La sveglia suonò alle cinque come sempre, avevo già gli occhi aperti. La camera era buia e l’umidità di quei giorni mi si appiccicava alle ossa esposte e alla pelle trasparente. Rimasi immobile, sentivo la schiena rigida contro il materasso e il respiro accelerato, avevo sognato di nuovo mio padre. Ogni mattina, da tre settimane, il risveglio era l’incipit di un’esecuzione.


Un giorno felice
M. Fabregas era un uomo felice. Già solo perché tutte le sue giornate cominciavano dal sorriso di sua moglie, che lui passava ore intere a fissare. Come la trovava bella, come la trovava sempre giovane e vitale.


That's life
Quell’uomo la guardava da venti minuti buoni, e non dava cenno di voler smettere.
Lei girava le pagine una a una, con la lentezza propria di chi non cerca altro che un’occupazione. Spostava ogni tanto un passo per esplorare nuovi titoli tra quelli esposti sul bancale. Ma ignorarlo le risultava sempre più impraticabile.


La marmellata
«Lascia il pane dentro, è più buono», le disse suo padre.
Anna, che aveva cinque anni e un paio di occhi grandi e i capelli biondo cenere, lo guardò perplessa, la testa piegata di lato e gli chiese: «Perché?»


