Latte
- Luigi De Rosa
- 5 giu 2019
- Tempo di lettura: 4 min

La mamma lo vuole intero.
Mio fratello lo vuole parzialmente scremato.
Mio papà non so come lo vuole.
Io comunque esco una mattina sì e una no per andare a comprare il latte. Il cuore mi batte forte e le pupille mi fanno male quando esco.
È come se la luce scottasse.
Compro anche altre cose: merendine, cioccolata, coca-cola, tonno, fagioli in scatola, a volte del pollo.
La cosa più importante è il latte però. Mamma me lo ricorda sempre, non so perché.
Mi sento male quando esco. L’aria ha un odore troppo forte, è troppo fresca e aperta. Si muove troppo ed è troppo vera. Mi sembra di respirare troppo quando sono fuori.
Però è qualche mese che la vedo come una missione. Qualcosa di importante, anche se nessuno sembra notarlo.
Che io esca o che io entri c’è sempre lo stesso suono di tastiera in cucina.
Mio padre guarda sempre lo stesso schermo, che a volte gli cambia il colore degli occhi e della pelle, scurita da una strana patina scura.
Mio padre è il mistero perché lui non parla mai. Una volta mi ha guardato e io sono scappata.
Che io esca o che io entri c’è sempre lo stesso frizzare elettrico nella camera di mio fratello, dove ogni giorno sembra che si accumuli più roba: confezioni di cereali, carte di merendine, polvere, scatolette di tonno.
Mio fratello è la velocità perché scrive velocissimo. Non so cosa.
Che io esca o che io entri mia mamma è sempre fatta di sospiri e di mouse.
È una missione pericolosa la mia. Fuori sembrano tutti fissati con me. Mi guardano, a volte cercano di non guardarmi, altre volte di parlarmi sorridendomi. Non capisco cos’abbia di strano per loro.
Dentro mi sono abituata ad essere invisibile. C’è tanto silenzio a parte i due rumori soliti. A volte papà si schiarisce la voce. A volte mamma sospira. A volte il frigorifero parla. A volte i mobili scoppiettano.
Papà e mio fratello non mi parlano se non con qualche cenno, ma so che mi amano.
Mamma a volte è dolce e a volte per niente.
Fuori c’è troppa luce per me. Dentro è buio e sicuro. Ci sono solo le luci dei pc e quella della scrivania di mio fratello. Filtra pochissima luce da fuori e si sente solo il rumore delle auto e delle ambulanze.
A volte cerco di capire cosa guardino tutto il giorno. Mamma guarda cose colorate. Mio fratello Facebook. Mio padre cose in bianco e nero e siti pieni di fotografie.
Ancora non posso capire quanto sia bello guardare il mondo da quelle finestre.
Mamma dice che tutto si accende come fosse più vivo. Papà quando parlava mi diceva che il vetro ti protegge dal male. Mio fratello mi prende in giro e dice che sono solo una stupida bambina.
Ho paura quando esco. A volte tremo. Mi sento più sola e non capisco cosa abbiano tutti da guardare. Ci sono troppe cose.
Il latte a me piace in tutti i modi. A volte mi compro qualcosa di bello, tipo le caramelle che frizzano come il computer di mio fratello.
Sono piccola ma bado a me stessa. Alcune cose non le so fare, ma mamma dice che non c’è bisogno di fare niente.
Non importa che casa sia sporca. Non importa che l’immondizia si accumuli. Non importa cambiarsi i vestiti spesso o lavarsi sempre. Non importa nemmeno rispondere al telefono.
So che mamma a volte mi ignora per una ragione giusta. Che a volte le lacrimano gli occhi rossi solo per la bellezza della finestra che guarda di continuo.
Fuori scorre il tempo. Dentro no. Non so quasi mai che ore sono.
Alcuni giorni vado a scuola, ma non mi piace. Preferisco non parlare e non avere troppa gente attorno. E poi mi guardano come fossi un’aliena. Le insegnanti a volte chiedono come va a casa e io rispondo che è tutto bellissimo.
Mio fratello ultimamente sta seduto in modo strano. Le sue braccia si sono assottigliate come fili. Le sue gambe sotto sono rosse e grinzose. L’ultima cosa che mi ha detto è che non poteva più alzarsi dalla sedia.
Io ho sorriso, perché a volte mi faceva paura nascosto nel buio della casa, e invece ora saprò sempre dove trovarlo.
So sempre dove trovare la mia famiglia. Sono davanti alle finestre frizzanti. E sembra che stiano benissimo.
Perché si dovrebbe fare altro?
A volte piango perché non voglio più uscire. Voglio restare al buio con la mamma nella luce azzurra guardandole gli occhi lucidi, annusare papà che sa di chiuso e di muffa, fare il solletico alla pelle da coccodrillo di mio fratello e soffiargli sui capelli ormai lunghissimi e neri come la sua stanza, giocare con le infinite carte dei dolci che stanno sui mobili e sulla lavatrice che funziona solo una volta al mese, nascondermi per ore nelle montagne di vestiti sporchi sapendo che potrei rimanerci anni. Non mi cercherebbe mai nessuno, mai.
Mamma dice che se non uscissi più ci scoprirebbero. La nostra tana verrebbe distrutta. Mamma dice che il mondo fuori fa vomitare.
Mamma dice di prendere il latte con le date di scadenza più lunghe possibili, così non dovrò uscire troppe volte.
Di notte sogno il clic del mouse e i sospiri della mamma, il ticchettio della tastiera di mio fratello e il frizzare della sua stanza azzurra. A volte dalle finestre che guardano escono delle farfalle colorate.
Negli incubi le porte si aprono lasciando entrare persone che mi fissano e luce bollente. C’è tanto rumore. Mi sveglio sudata e con la pipì sul materasso, e non chiamo mia mamma perché non pulirebbe, e allora lascio che si asciughi da sola.
A scuola insegnano cose troppo strane.
Fuori è tutto troppo aperto.
Si muove tutto troppo.
Io so poche cose ma ci tengo: casa tana, schermo finestra, mamma sospiro mouse, fratello tastiera, papà silenzio.
E vorrei fosse così per sempre.










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