

Sala d'attesa
La donna solleva la testa, guarda nel vuoto. La pelle del viso si rilassa, gli occhi vitrei, le mani e i ferri sulle gambe. Un cartellone pubblicitario sul muro di sinistra attira la sua attenzione. C’è una tavola natalizia. Porta una mano al petto. Chiude gli occhi e le rughe ai lati diventano solchi.


Sirena
Nata sirena, quella fu la sua sorte.
C’è chi nasce uccello, chi lupo mannaro, chi rettile. Chi indiano e chi cowboy. Chi aquilone, perennemente legato a qualcuno. Chi fiammifero, condannato a consumarsi bruciando. Chi bruco: resistere è inevitabile per diventare farfalla, tuttavia non tutti sopravvivono.
Per ogni sorte, un prezzo da pagare.


Ci aggiorniamo
Le tremavano le gambe. Non era abituata a parlare in pubblico e a sentire gli sguardi addosso. Nadia si avvicinava incerta verso il palchetto allestito nella grande sala riunioni. «Vent'anni. VENTI ANNI! Venti gloriosi anni insieme a noi!», urlava Giacinti.


Fausto
Cazzo. È questa la parola che ha urlato Silvia, quando ha sentito la moka detonare.
Qualche minuto prima, Marco aveva aperto la latta del caffè e messo la polvere odorosa nel filtro, per poi stringere con forza la caldaia senz’acqua alla sua parte superiore e collocare il tutto sul fuoco minimo del fornello a gas.


Lacrime animali
Non mi sono mai piaciuti gli animali. Nel senso che non mi è mai piaciuto entrare in contatto diretto con loro, perché gli animali mi piacciono tantissimo da vedere, sapere che ci sono e sono liberi e stanno bene.


Cortesie per gli ospiti
Luca era ancora in pigiama, sul divano, che guardava un film con Tatiana. Erano abbracciati sotto la copertina in lana che usavano la sera, quando era freddo e i termosifoni stavano accesi dalla mattina, così da riscaldare per bene la casa prima dell’arrivo degli ospiti.


Please Don't Go
di Marta Grima Dovevo alloggiare al Please Don’t Go di Rimini soltanto una notte, invece trent’anni dopo sono ancora qui. Dalla maturità ho sempre lavorato come commesso viaggiatore, attività che mi ha condotto nei luoghi più sperduti d’Italia. Ho provato a vendere aspirapolveri automatiche, enciclopedie con lettore ad alta voce integrato, cuscini autoriscaldanti per divani, sedie con imbottiture ad acqua piene di pesci rossi e parecchie altre innovazioni. Ogni volta un fiasc


Vento
di Stefania Persano La città è immutata – almeno lei – nonostante siano trascorsi tanti anni quante le dita di tre mani normodotate. Ci è ritornato per inspirare un’evasione momentanea, saltare uno steccato, provando a dimenticare che presto dovrà ri-saltarlo nell’altra direzione. Sta concludendo un giro ozioso per il quartiere scialbo in cui ha prenotato l’hotel. Ha scelto quello non per economizzare – non è più spiantato come quindici anni fa – ma per godersi l’anonimato, u


Mogano
di Umberto Camerini Non sarei mai più arrivato in orario. Il costume io non l’avevo, il mio vizio era mascherato da vezzo e quell’unica eccezione mi sarebbe rimasta incollata addosso come un trofeo che altri avrebbero esibito. Pioveva e mi ero riempito gli stivaletti d’acqua tra le pozzanghere. Il pub gorgogliava sornione da fuori, qualche tavolo era occupato e io fumavo la mia sigaretta umida. Avrei aspettato cinque minuti e poi me ne sarei andato adducendo qualche scusa mir


Uno su un milione
«Saranno solo tre secondi!». Papà ha detto così quando siamo usciti dallo studio del dottore, lunedì sera. E oggi sto per affrontare l’intervento più breve del mondo. Adenoidi.


