Bang life
- 7 giorni fa
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di Elena Martinelli

Se cerchi l’effetto speciale di una fontana, infila una decina di Mentos in una bottiglia di Coca-Cola, chiudi il tappo, agitala e quando il tuo pubblico è pronto per lo spettacolo, stappala. Il getto sarà così potente da spellare un maiale. Se, invece, preferisci una reazione a scoppio, prendi una moka, comprimi bene il caffè nel filtro, dimenticati di mettere l’acqua nel serbatoio, poggiala sui fornelli, invita i tuoi colleghi per un break nella cucina dell’ufficio, alza la fiamma al massimo e chiudili dentro. Ma se vuoi che la festa del tuo trentesimo compleanno resti memorabile per una platea di teledipendenti, sciogli la nitrocellulosa nella nitroglicerina, aggiungi polpa di legno e nitrato di potassio, appiccica la gelatina su un pilone alla base di un grattacielo, compattala con la sabbia. Mettiti comodo nel tuo cubicolo supertecnologico, ingoia un pacchetto di Mentos, attaccati alla bottiglia di Coca-Cola e aziona il detonatore. E mentre vedrai il tuo stomaco dilatarsi, il drone ti piazzerà sullo schermo migliaia di pezzi di vetro da cinquanta carati, impiegati schiacciati tra scrivanie e pannelli d’acciaio, BMW decappottabili scagliate in aria come oggetti volanti. Tutto esploderà, dentro e fuori di te, e non ti dimenticheranno più.
Perché è questo il problema, che la tua vita non trascorra senza lasciare alcuna traccia di te.
Ma non farai nulla di tutto ciò, non provocherai nessun effetto speciale. Passerai i tuoi anni migliori chiuso in una stanza a studiare fisica. Dalle elementari al liceo, dall’università alla specializzazione, dal dottorato al tirocinio, ciò che ti porterai dietro sarà sempre la sensazione di essere invisibile. Non basterà aver scoperto i Quanti, il tuo impegno sarà sempre al di sotto delle aspettative dei padroni degli idrocarburi per i quali lavorerai, perché alla fine l’avranno vinta loro, e quel posto per cui hai studiato trent’anni lo daranno a Nando palla di lardo, con quel ridicolo cappello dell’Italbasket e le mani sempre sudate, che passerà il tempo ad arricchire il distributore automatico di merendine e a lamentarsi del soprannome affibbiato dagli haters dei social; o a Mario il candido, l’unico transgender a cui non faranno effetto gli estrogeni, e si presenterà in ufficio vestito per metà uomo, e per l’altra metà ancheggerà sui tacchi di Manolo Blahnik, stretto nella gonna inguinale di Prada, fottendoti la promozione.
E tu sarai paziente, e passerai il tempo libero su Tinder per rimediare una scatenata pin-up che ti attaccherà la sifilide. Ma la perdonerai, e ti lascerai convincere per un pranzo a casa dei suoi genitori che approfitteranno per umiliarti su un campo da golf. E li lascerai fare, perché quella ragazza ha le tette più grandi che tu abbia mai sognato di strizzare. Tenterai, attraverso lei, di essere l’uomo che un bravo pubblicitario ha scelto per vendere lamette da barba, e la userai come biglietto da visita per farti invitare dai tuoi colleghi ai coca-party; anche se faranno la fila fuori dal cesso per scoparsela, compreso Mario il candido, tu continuerai a tirare, a tirare, a tirare tutta la chimica che ti metteranno sotto il naso.
Passerai sopra a tutto, come hai imparato a passare sopra a tutta la merda che hai dovuto ingoiare: quella di tuo padre, che a sei anni, di notte, ti obbligava a dormire in giardino perché in te rivedeva la sua infanzia da sfigato; quella di tua madre, che si denudava fuori dalla scuola; quella di tua sorella disabile, che ti ha fatto l’elettroshock lasciando cadere il phon nella vasca, durante il tuo bagnetto con le paperelle; quella di tutti coloro che hanno tentato di piegare il tempo, con la pretesa di poter raggiungere l’immortalità. E ti diranno che è un tuo diritto avere diritti. Ma quando li reclamerai, te li negheranno.
Conserverai in te la pazienza come un potere da supereroe, perché ti convinceranno che prima o poi arriverà la tua ricompensa: una crociera sulla Costa Concordia, un cofanetto con due cene da Lo Zozzone o sei massaggi drenanti all’olio di pangolino.
E quando meno te lo aspetterai, arriverà Lei, e la cintura di Orione fenderà la sua spada più brillante e tutto il cielo pioverà stelle cadenti. Lei ti amerà, e vedrà in te il genio e la disperazione, e amerà anche quella. Starà accanto a te nei giorni bui del lockdown per un nuovo virus o una nuova inondazione di caldo o di acqua, preparando per te pizze e torte al cioccolato. Perderai il controllo e lascerai andare tutto il male. Chiuderai gli occhi e il tempo ti sembrerà uno scorrere lento di brividi. Cambierai pelle e lascerai che i ricordi affoghino nel silenzio, e inizierai a credere in Dio.
E dopo qualche mese commetterai l’errore degli stolti: la darai per scontata, e con Lei anche l’amore. Dimenticherai la parola d’ordine per l’accesso al paradiso, e sarà in quel momento che manderai tutto a puttane. Si rifarà viva la pin-up dalle tette esagerate, a cui non è mai fregato nulla di te, ma non sopporta di vederti felice. Ti sbatterà in faccia le sue chiappe lavorate per ore su un’idrobike, e tu non saprai tenere a bada il testosterone. E il tuo angelo celeste, quel capolavoro di gioia e ottimismo che il divino ti ha messo accanto, lo scoprirà. E mentre cercherai di fermarla, mentre la supplicherai in ginocchio di restare, davanti a una platea di cellulari, Lei ti chiuderà una mano nello sportello della macchina rompendoti quattro falangi, e tu la ringrazierai, e le offrirai in sacrificio anche l’altra mano pur di avere una seconda possibilità, ma Lei non te la darà.
Allora ti lascerai andare alla disperazione e affonderai in quintali di ribs in salsa BBQ e in ettolitri di milkshake alla fragola, e bestemmierai su tua madre e tuo padre per averti messo al mondo fragile e ottuso. E proprio in quel momento, mentre guarderai il mondo a cui vorrai dire addio lanciandoti dal ventiduesimo piano del grattacielo, il cellulare interromperà il tuo incendio di neuroni con un bip di notifica. Il Re degli idrocarburi ti avrà inviato un’email, con tanto di medaglia virtuale allegata, per dirti che il surriscaldamento climatico ci fotterà tutti, e vorrà arruolarti. Ti dirà che il tuo DNA è uno dei cento geneticamente perfetti, e ti rifilerà l’ultima fregatura proponendoti di farti congelare in una capsula. E tu lo farai, perché non hai più nulla da perdere. Lei si è portata via tutto, anche la tua stupidità; e non te ne fregherà niente di morirci dentro, non ti importerà di sentir gridare il tuo nome, di essere acclamato come uno dei cento eroi che ripopolerà la terra.
Prima che ti chiudano in quella bara d’acciaio, prima che il pensiero di Lei si congeli con te, riceverai la benedizione del Papa. Ti chiederà di pentirti dei tuoi peccati e tu lo farai, chiederai scusa in diretta mondiale per non essere stato all’altezza. Poi scoprirai che ad attendere i demoni degli idrocarburi ci sarà un pianeta ultrachic ad atmosfera protetta, e troverai il coraggio di prendere a pugni sua santità, perché anche lui monterà sul razzo spaziale per raggiungere il suo harem di badanti in bikini. Ma a quel punto non te ne importerà nulla. Tutto ciò che vorrai è morire da eroe, piuttosto che da patetico suicida.
E, invece, sopravvivrai. Non ricorderai nulla, ma aprirai gli occhi e rinascerai trentacinquenne. Uscirai dalla capsula e ti riunirai agli altri. Ad attenderti ci sarà un mondo immacolato, un eden di adami ed eve senza memoria né peccato, di spiagge senza confini e di conchiglie rosa, di pesci trasparenti e cascate di frutta succosa che ti si offrirà senza sforzo tra le mani. Camminerai tra gli arcobaleni e la natura ti inonderà di luce. E allora ti ricorderai di me, e mi cercherai per ringraziarmi di averti tenuto compagnia per duecento anni di ibernazione, ma non mi troverai in nessun luogo, e impazzirai perché sentirai di aver perso ancora, ma poi capirai e sorriderai a quella voce che ti ha voluto bene come nessun’altra nella tua vita, e che è sempre stata la tua.






Un racconto molto interessante e particolare, mi ha ricordato molto i monologhi interiori di Fight Club di Chuck Palahniuk. Molto bello.