

Sala d'attesa
La donna solleva la testa, guarda nel vuoto. La pelle del viso si rilassa, gli occhi vitrei, le mani e i ferri sulle gambe. Un cartellone pubblicitario sul muro di sinistra attira la sua attenzione. C’è una tavola natalizia. Porta una mano al petto. Chiude gli occhi e le rughe ai lati diventano solchi.


Sirena
Nata sirena, quella fu la sua sorte.
C’è chi nasce uccello, chi lupo mannaro, chi rettile. Chi indiano e chi cowboy. Chi aquilone, perennemente legato a qualcuno. Chi fiammifero, condannato a consumarsi bruciando. Chi bruco: resistere è inevitabile per diventare farfalla, tuttavia non tutti sopravvivono.
Per ogni sorte, un prezzo da pagare.


Fausto
Cazzo. È questa la parola che ha urlato Silvia, quando ha sentito la moka detonare.
Qualche minuto prima, Marco aveva aperto la latta del caffè e messo la polvere odorosa nel filtro, per poi stringere con forza la caldaia senz’acqua alla sua parte superiore e collocare il tutto sul fuoco minimo del fornello a gas.


Cortesie per gli ospiti
Luca era ancora in pigiama, sul divano, che guardava un film con Tatiana. Erano abbracciati sotto la copertina in lana che usavano la sera, quando era freddo e i termosifoni stavano accesi dalla mattina, così da riscaldare per bene la casa prima dell’arrivo degli ospiti.


Mogano
di Umberto Camerini Non sarei mai più arrivato in orario. Il costume io non l’avevo, il mio vizio era mascherato da vezzo e quell’unica eccezione mi sarebbe rimasta incollata addosso come un trofeo che altri avrebbero esibito. Pioveva e mi ero riempito gli stivaletti d’acqua tra le pozzanghere. Il pub gorgogliava sornione da fuori, qualche tavolo era occupato e io fumavo la mia sigaretta umida. Avrei aspettato cinque minuti e poi me ne sarei andato adducendo qualche scusa mir


Una luce sempre accesa
di Dagmara Bastianelli 1. Letizia si fermò nella cabina armadio, in piedi di fronte allo specchio. Testa, spalle e colonna vertebrale allineate. I lunghi capelli biondi in ordine. Il corpo nudo modellato dagli allenamenti quotidiani e dalla dieta che si era imposta per competere con i corpi delle colleghe più giovani. Nonostante il portamento impeccabile e il nome che sembrava promettere gioia, faticò a riconoscersi. Lo sguardo era spento e, da un angolo dell’occhio destro,


Il quartiere degli angeli
di Jacopo Giorgi Cheik parcheggia lo scooter accanto alla Mairie, si sfila il casco e si massaggia il viso. La barba corta punge sotto le dita. È ancora presto e l’aria fredda del mattino non sa proprio di benvenuto. Poco male: si scalderà camminando. Risalirà le stradine del quartiere fino alla Place des Treize Cantons, per attraversare i suoi odori e ascoltare i rumori della strada che si sveglia. Forse incontrerà qualche vecchia scritta sui muri, una di quelle che lui e Na


24/12/2000 ore 23:45
L’ultima cosa che vide prima che il timer spegnesse la luce del pianerottolo, fu il vaso che stava sotto il loro campanello. Un vaso verde, a forma di tartaruga.
L’aveva scelto e ce l’aveva piazzato sua madre, quel vaso, sotto il loro campanello. Anche la pianta che ci cresceva dentro l’aveva scelta lei: un’aspidistra. L’aveva scelta per sfida, perché cresceva poco, non fioriva quasi mai e quando lo faceva, i fiori sembravano dei brufoli schiacciati male.


L'ora di libertà
Le 10:00.
Ha un’ora di libertà. Amalio apre il cancello ed evade verso il parco. Usura il corpo con flessioni al limite della sua resistenza e poi cammina, più veloce che può, per lasciare dietro i pensieri.
Non ce la fa.
Ritornano martellanti non appena riprende fiato. Ha memorizzato quasi ogni parola dell’e-mail e se la ripete in testa come fosse una filastrocca.
Una filastrocca perfida intitolata “Richiamo formale e possibile avvio di procedimento disciplinare”.


Come il cemento
Tutti gli oggetti rinchiusi in questo minuscolo angolo di cemento sono immobili. Completamente immobili. La confezione afflosciata di caffè, malamente richiusa con una piccola pinza di plastica; il fornelletto sporco e arrugginito, ispezionato ogni mattina; i bicchieri di plastica usati; alcune riviste pornografiche sparse sotto il letto, pochi e malconci libri, accatastati e intaccati dalla muffa, nell’angolo meno illuminato. E con tutti loro, anche io. Immobile, quasi pietr


