

Stalker
Sbuco alla luce. Il carrello fa ancora una decina di metri, poi si ferma alla fine del binario. Intorno il paesaggio di sempre, colline e valli coperte di erba alta, i boschi hanno ripreso possesso del luogo, le carcasse delle auto e i ruderi delle case abbandonate in fretta, i carri armati e gli elicotteri schiantati, persino i cadaveri sono ancora lì, nella stessa posizione di quando sono morti, non putrefatti o ridotti a scheletri, sono come di cera.


Un giorno felice
M. Fabregas era un uomo felice. Già solo perché tutte le sue giornate cominciavano dal sorriso di sua moglie, che lui passava ore intere a fissare. Come la trovava bella, come la trovava sempre giovane e vitale.


E tutta quella pace, quel buio
E tutta quella pace, quel buio che mi hai tolto, me li renderai mai? Non dico il buio delle strade di notte e delle avventure o il buio della poltrona dei lunghi romanzi, ma quello del sonno, il buio dietro le palpebre.


Bang life
di Elena Martinelli Se cerchi l’effetto speciale di una fontana, infila una decina di Mentos in una bottiglia di Coca-Cola, chiudi il tappo, agitala e quando il tuo pubblico è pronto per lo spettacolo, stappala. Il getto sarà così potente da spellare un maiale. Se, invece, preferisci una reazione a scoppio, prendi una moka, comprimi bene il caffè nel filtro, dimenticati di mettere l’acqua nel serbatoio, poggiala sui fornelli, invita i tuoi colleghi per un break nella cucina d


Sirena
Nata sirena, quella fu la sua sorte.
C’è chi nasce uccello, chi lupo mannaro, chi rettile. Chi indiano e chi cowboy. Chi aquilone, perennemente legato a qualcuno. Chi fiammifero, condannato a consumarsi bruciando. Chi bruco: resistere è inevitabile per diventare farfalla, tuttavia non tutti sopravvivono.
Per ogni sorte, un prezzo da pagare.


Ci aggiorniamo
Le tremavano le gambe. Non era abituata a parlare in pubblico e a sentire gli sguardi addosso. Nadia si avvicinava incerta verso il palchetto allestito nella grande sala riunioni. «Vent'anni. VENTI ANNI! Venti gloriosi anni insieme a noi!», urlava Giacinti.


Fausto
Cazzo. È questa la parola che ha urlato Silvia, quando ha sentito la moka detonare.
Qualche minuto prima, Marco aveva aperto la latta del caffè e messo la polvere odorosa nel filtro, per poi stringere con forza la caldaia senz’acqua alla sua parte superiore e collocare il tutto sul fuoco minimo del fornello a gas.


Lacrime animali
Non mi sono mai piaciuti gli animali. Nel senso che non mi è mai piaciuto entrare in contatto diretto con loro, perché gli animali mi piacciono tantissimo da vedere, sapere che ci sono e sono liberi e stanno bene.


Mogano
di Umberto Camerini Non sarei mai più arrivato in orario. Il costume io non l’avevo, il mio vizio era mascherato da vezzo e quell’unica eccezione mi sarebbe rimasta incollata addosso come un trofeo che altri avrebbero esibito. Pioveva e mi ero riempito gli stivaletti d’acqua tra le pozzanghere. Il pub gorgogliava sornione da fuori, qualche tavolo era occupato e io fumavo la mia sigaretta umida. Avrei aspettato cinque minuti e poi me ne sarei andato adducendo qualche scusa mir


Una luce sempre accesa
di Dagmara Bastianelli 1. Letizia si fermò nella cabina armadio, in piedi di fronte allo specchio. Testa, spalle e colonna vertebrale allineate. I lunghi capelli biondi in ordine. Il corpo nudo modellato dagli allenamenti quotidiani e dalla dieta che si era imposta per competere con i corpi delle colleghe più giovani. Nonostante il portamento impeccabile e il nome che sembrava promettere gioia, faticò a riconoscersi. Lo sguardo era spento e, da un angolo dell’occhio destro,


