Cortesie per gli ospiti
- 8 lug
- Tempo di lettura: 7 min
di Lorenzo Galuppi

Per chi rimane, per chi se ne va.
All of the love in the world
Couldn’t make me less alone
…Just stay for a moment and heal with me.
All of the love in the world - Lily Kershaw
Per coloro che rifiutano sempre
In un giorno qualsiasi di una settimana identica alla precedente, Luca Gordobiano aveva preso il telefono e cercato il gruppo dei suoi più cari amici. Non si vedevano da un po’ ed essendo finite per quell’anno anche le feste comandate – dove un modo o una scusa per incontrarsi si trova – aveva deciso di organizzare una cena a casa sua e fare in modo così di riunire la compagnia.
«Guarda, Luca, ti faccio sapere, ma credo di essere impegnata». Ma Luca era più che preparato a questa evenienza e siccome conosceva bene i propri amici, aveva previsto tutto: «La cena è fra tre settimane».
Non sapeva se quelle di Ludovica fossero scuse per saltare gli eventi che riteneva noiosi o privi di interesse per lei, o se davvero una persona potesse essere così tanto impegnata. Avere una vita piena, pensava lui, deve essere un affare stressante. Lui stava bene con la sua monotona quotidianità: svegliarsi e prepararsi per uscire, otto ore di ufficio senza eventi degni di nota e poi un grande slot – come lo avrebbe chiamato Ludovica – di ore vuote da riempire a piacere. Era bello, anche confortevole, avere una vita in cui non c’era un programma per ogni cosa. Ludovica non era dello stesso avviso già dai tempi dell’Università – cioè, quando loro due si erano conosciuti. All’inizio, sinceramente, Luca era pure attratto da Ludovica, tanto che le aveva chiesto di uscire. Però lei: lunedì palestra, martedì l’estetista, mercoledì il teatro, giovedì l’aperitivo con le amiche, venerdì a casa a fare skincare e ricaricare le batterie, sabato e domenica dai miei e quindi non ci sono.
Per quattro settimane di fila si era ripetuto questo andirivieni di richieste e rifiuti, rifiuti e richieste. Finché, stanco, un po’ deluso e in parte disinteressato, Luca non aveva chiesto a Tatiana di uscire e con lei aveva fatto un figlio. Si erano anche sposati, ma questo dopo che Tatiana era rimasta incinta – e non per quel motivo, comunque – ed era rimasto amico di Ludovica, con cui comunque non era ancora riuscito a uscire.
Tatiana aveva vissuto due anni della loro relazione con questo fantasma addosso finché un giorno, alla vigilia di Natale, in modo del tutto inaspettato, Ludovica si era palesata da una cortina di nebbia che attanagliava la strada e aveva detto a tutti di essere appena tornata da Londra. Allora, Tatiana l’aveva conosciuta e si erano perfino state simpatiche, ma non c’era stata altra occasione di uscire.
Di tanto in tanto, tramite telefono, si chiedono l’un l’altra “come stai” e poi non si interessano della risposta.
«Ah, e perché me lo dici ora?»
«So che sei una donna impegnata Ludo, quindi ti avviso che fra tre settimane faccio una cena da me».
«Vedo cosa posso fare».
Per coloro che arrivano sempre troppo presto
Luca era ancora in pigiama, sul divano, che guardava un film con Tatiana. Erano abbracciati sotto la copertina in lana che usavano la sera, quando era freddo e i termosifoni stavano accesi dalla mattina, così da riscaldare per bene la casa prima dell’arrivo degli ospiti.
La tavola era spoglia, non c’era ancora nessuna traccia della serata che si prospettava. Era tutto imbustato o riposto in frigo in attesa del momento giusto. Eppure, il campanello aveva suonato. Luca si era alzato e aveva messo le ciabatte per andare ad aprire e Tatiana aveva messo su la vestaglia da notte.
«Noi veniamo da tanto lontano», si giustificavano così da sempre. E non che fosse falso, anzi, tutt’altro. Arrivavano da un paesello arroccato sui monti a circa due ore di distanza da casa di Luca. Vuoi che poi nel mezzo ci potesse essere traffico, vuoi che comunque avevano calcolato il tempo tenendosi larghi, vuoi tanti fattori – tutti quelli che si possono prendere in considerazione quando si pensa a un viaggio così lungo per una cena – erano arrivati con più di due ore di anticipo.
«Io mi devo fare la doccia, ancora». Non aveva l’aria seccata, anzi. Luca li aveva invitati a entrare e accomodarsi, Tatiana aveva chiesto loro se avessero fame, ma era normale che avrebbero risposto di no – alle sei e mezza di pomeriggio. Però avevano chiesto di usare il bagno, prima Pietro e poi Rosanna, perché Pietro era un incontinente storico, ma dopo due ore e più di macchina Luca lo avrebbe giustificato.
Loro si erano conosciuti perché Pietro era arrivato in facoltà due ore prima della sua prima lezione, sempre per il fatto che viveva su questa sorta di montagna, e Luca era lì che ne seguiva un’altra – che invece stava due ore prima di quella di Pietro e proprio nella stessa aula.
Erano capitati vicini, si erano salutati con la cortesia tipica di entrambi e poi dopo quella lezione avevano scambiato due chiacchiere. Pietro aveva fatto quindi tardi alla sua prima lezione di diritto e questo gli sarebbe costato – insieme a un’altra valanga di fattori indipendenti dal tempo – la bocciatura in sette sessioni di fila e un ritardo nella laurea di circa due anni.
Luca era tornato dalla dispensa con la tovaglia e una manciata di posate. «Visto che ci siete», aveva detto, «perché non ci aiutate ad apparecchiare?»
«Ma no», lo aveva ripreso Tatiana, «sei un cafone, gli ospiti non devono fare niente. Sedetevi sul divano: alla tavola ci pensiamo noi. Volete bere qualcosa?»
Per coloro che arrivano sempre in ritardo
«Sette e mezza puntuale, da me».
«Perché così presto?»
«Perché vi preparo un aperitivo, facciamo le foto al tramonto, che dal tetto di casa si vede benissimo…».
«Lo so che si vede bene… Vabbè, vedo di stare lì».
Il tavolo però era già sistemato, i coperti ordinati, il vino era pronto a essere aperto e una ciotola di patatine veniva svuotata da Pietro, che aspettava, aspettava, aspettava e non ne poteva più. Diceva di avere fame, fame, fame. Ma più di ogni cosa, diceva che loro non potevano fare troppo tardi, che poi gli toccava il viaggio, e Lucrezia… Lucrezia non abita qui vicino?
«Sì, un paio di chilometri».
«Come fa a fare sempre tardi, mi chiedo?»
«Indole».
Avevano perso, per causa di questa sua cosiddetta indole: un volo, due treni, un autobus e un giro in mongolfiera, per quanto riguarda i viaggi; un’alba, la prima fila al concerto degli U2 e l’annuncio del vincitore di un Sanremo, anni fa, per quanto riguarda l’intrattenimento. Un tavolo al cinese, un tavolo in una discoteca famosa del centro e il conto alla rovescia per uno dei tanti anni nuovi, sempre nella sfera dell’intrattenimento ma cronologicamente successivi agli eventi di cui prima.
Lei e Tatiana erano amiche da prima del liceo e solo dopo si erano unite al gruppo dei ragazzi: anche Pietro aveva conosciuto sua moglie in un’occasione simile. Quaranta minuti dopo erano tutti seduti quando sentirono di nuovo il suono del citofono: Lucrezia.
«Oddio, eccomi, scusate il ritardo, non sapete che delirio il parcheggio».
«Non potevi venire a piedi?»
«Sei matto, ci avrei messo una vita».
Per coloro che se ne vanno
La tavola era vuota, si intravedono solamente una manciata di briciole di pane – che era quello che aveva portato Lucrezia, che prende dal forno suo buono, e che quindi era arrivato tardi – un paio di scorze di mandarino e poco altro.
I bicchieri mezzi pieni, soprattutto di acqua che’ dopo un po’ basta bere – soprattutto Pietro, che poi deve guidare e sia mai che lo fermi qualcuno. La teglia delle lasagne messa impropriamente sui fornelli spenti e quasi interamente vuota.
Luca dà via quello che resta del dolce a Pietro: «Portatelo che ci fai colazione».
«Sei sicuro che non lo vuoi tu?»
«A te piace molto di più».
«Golosone» fa Lucrezia, ridendo.
Arriva il momento dei saluti e Luca comincia già a sentire un po’ di malinconia, perché se ne vanno tutti. Escono dalla porta e non sa quando li rivedrà, o come: sa solo che c’è quel gruppo su WhatsApp che ogni tanto dà segni di vita. Pensa di appartenere alla prima generazione che avrà un conto empirico di quelli che si perdono, e questo gli peggiora l’umore. Lo salva il fatto che di là c’è la donna che ama e, almeno lei, per adesso c’è. Le dà un bacio e lei va al letto, ma passerà almeno un’ora in cui dovrà cambiarsi, lavarsi, struccarsi e poi fare skincare. Avrà modo di darle un bacio e addormentarsi prima che lei possa anche solo essersi messa al letto.
Quindi, quando tutti vanno via, Luca prende i piatti uno a uno, li porta al lavello e comincia a strofinare. Sciacqua e sorride, pensa a quanto bella sia stata questa serata e quanto avesse voglia di organizzarla. Pensa che alla fine ce l’ha fatta, che ha gestito tutto alla perfezione e che è stato un vero successo – se così si può dire. Guarda la foto che si sono fatti tutti insieme poco prima di mettersi a tavola. Dopo il tramonto, perché Lucrezia aveva fatto tardi.
Fuori passano le macchine, la gente vive e nessuno sa – e anche Luca fa di tutto per evitare di pensarci – che a quella serata uno di loro non c’era. Perché, prima di tutti gli altri, se n’era andato via, e non era tornato più. Nessuno che abbia avuto coraggio a sufficienza per toglierlo dal gruppo, e allora è rimasto là: galleggia e non affonda. Non vede i messaggi né tantomeno risponde. Da così tanto. Eppure Luca si chiede quando la sua presenza sia divenuta marginale, da che era un membro importante del gruppo, che aveva fatto da collante in qualche modo che non ricorda. E gli fa male averlo scordato. Luca si chiede se sia stato giusto vivere come ha vissuto dopo aver perso una parte di sé così importante, e se la vita funzioni per tutti allo stesso modo. Se lo sta guardando, da chissà dove, se Dio gli ha perdonato le bravate fatte assieme.
Luca si chiede se la cena l’ha fatta per lui, se aver ritrovato la foto abbia smosso qualcosa, abbia toccato parti del corpo che pensava non funzionassero più; se non ne hanno parlato perché non ne sanno più molto, se hanno brindato in suo nome, senza dirselo esplicitamente; se è davvero diventato grande o se in qualche modo è morto un po’ con lui. Anche Luca era sempre in ritardo, e dava sempre la colpa alla sveglia. Sembra tutto poco reale, ma è quel solito velo di apatia che ti prende quando finiscono le cose belle e non ti lascia, da anni. Il liceo, l’università, la vita di un amico.
Ma Luca continua ad apparecchiare anche per lui e gli altri non ci fanno caso. Ora che riordina, ripone le posate e il bicchiere che nessuno ha usato e continua la sua vita, come si fa sempre in queste situazioni. Luca posa la foto. In fondo è felice della cena, ma sa bene che non c’erano tutti. E se ora ci pensa, dopo una serata così bella, gli viene solo da piangere. Eppure, è passato un sacco di tempo.






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