

3:30
3:30 ed Enrico gira lo sguardo verso il comodino. Prende la scatola della nuova pillola magica e legge: l’assunzione deve essere regolare. Ancora questa maledetta regolarità. Vorrebbe alzarsi e accendere la tv, ma è consigliato tenersi a distanza dagli schermi almeno mezz’ora prima di andare a dormire. Incrocia le mani sull’ombelico e fissa le stelle fluorescenti sul soffitto. Lo stomaco inizia a pulsare. Non è mica un cuore lo stomaco! Eppure pulsa. E più pulsa, più i pensie


Lavorare stanca
Ma quello su cui mi ero ritrovata a esprimere un giudizio era un passato ancora presente, non ancora superato, per quanto lo si possa realmente fare: lasciar andare qualcosa che abbiamo vissuto in un altro tempo e che, a volte, ci stringiamo addosso come una coperta quando fuori fa freddo, a tenere al caldo quelle stesse ferite che ci ha provocato, anziché fargli prendere aria per cicatrizzarsi e liberarci.


Liberty Hotel
Mentre lei finisce di spogliarsi, l’uomo resta fermo in piedi alle sue spalle. Ha le mani in tasca, contratte in una stretta da fargli quasi esplodere le vene.
«Quello che volevo…» dice tra sé, in una specie di sussurro, come un promemoria cancellato per errore. Una pausa nella sua voce, lei si chiude in bagno. Rumore dell’acqua della doccia che scorre.


Tra parentesi
Comincio a raccontare. So che le montagne russe in Russia si chiamano montagne americane. So che prima di riuscire a sposarsi, George Washington si vide rifiutare da ben tre signorine. So anche che a volte i fantasmi tornano per punire i bugiardi senza coraggio.
«Questo mi piace», dice lei. «Non ho ancora deciso se venire a disturbarti, ma sognami pure, tu. Basta che non sia un incubo. Non incubarmi, ecco».


La figlia di Piero
Una volta a casa, sotto il getto bollente della doccia, la figlia di Piero ha l’impressione di essere lurida. Un fango invisibile la ricopre. Consuma un intero tubetto di bagnoschiuma in granuli, fa fuori quel che rimaneva del costoso shampoo di sua madre: tutto il suo corpo è avvolto da un robusto strato di schiuma…Ma continua a sentirsi sporca. Tra le gambe, l’acqua trascina un rivolo di sangue.


Vento
Cominciai ad attenderla prima di accorgermi di star aspettando.
Alzavo gli occhi oltre la finestra, spiavo il marciapiede, seguivo le ombre incappottate che da sinistra veleggiavano a destra, ora lente ora veloci, in correnti personali, ritmi individuali. Ognuno il proprio. Io fermo.


Linea 8
La prima volta che prese il tram senza una vera ragione era già sera e Roma stava entrando in quel momento indefinito che precede il Natale vero e proprio, quando le luci sono accese da giorni ma nessuno sembra ancora convinto che la festa arriverà davvero.


Randagi
di Silvia Fornaroli Lui si era già sdraiato e affondava i piedi nella sabbia. «Mi dai una sigaretta?», chiesi appena lo raggiunsi. Tirò...


