top of page

Randagi

di Silvia Fornaroli

Lui si era già sdraiato e affondava i piedi nella sabbia.

«Mi dai una sigaretta?», chiesi appena lo raggiunsi.

Tirò fuori il pacchetto dallo zaino e fece per accendersene una anche lui, ma poi ci ripensò. Si mise allora a sfogliare il quotidiano, mentre io sistemavo il mio telo. Lo stesi vicino, ma senza attaccarlo al suo.


Natalità in diminuzione: si fanno sempre meno figli.

Temporali in arrivo: si attendono cali delle temperature.

I canili denunciano: in aumento gli abbandoni estivi.


Avevo lasciato in albergo gli occhiali da sole e per fortuna riuscivo a leggere soltanto i titoli. Posizionai le mani per farmi ombra e orientai lo sguardo verso l’isola di fronte. Inquadravo solo una macchia di verde, il porto dove attraccavano i traghetti dei turisti doveva essere dall’altra parte.

«Ci andiamo anche noi, oggi?», chiesi a mio marito.

«Non lo so», rispose lui secco. «Vedremo».

Proseguii il mio giro e mi fermai sugli ombrelloni della spiaggia di fianco. A separarci c’erano solo dei paletti di legno e la corda grossa che li teneva uniti. Per primo, misi a fuoco un cappello di paglia. Seduto su un lettino, l’uomo che lo indossava guardava il mare e, come me, strizzava gli occhi. A un certo punto tossì e, nonostante fosse solo, si portò una mano davanti alla bocca.

«Stai fumando troppo», disse mio marito.

«Siamo in vacanza», gli ricordai io. Tirai fino a che le labbra non cominciarono a scottarmi, e infine seppellii il filtro nella sabbia.

«La scusi», disse ancora mio marito a voce alta.

L’uomo con il cappello lo liquidò con un gesto rapido della mano, e ne approfittò per buttare un occhio al nostro giornale. La sabbia quella mattina era particolarmente scomoda, così spostai il telo, scavai nuove buche per accogliere i miei spigoli, e mi sdraiai di nuovo. Eravamo arrivati tardi e il sole era già aggressivo.

«Mi spalmi tu la crema?», chiesi mentre cercavo di individuare il tubetto, finito sul fondo dello zaino.

«Ho le mani sudate», disse mio marito senza nemmeno guardarmi.


Se solo mi avesse toccata, avrebbe notato che almeno mi ero risparmiata le smagliature. Pronta a rimediare da sola, stavo abbassando le spalline del costume quando sentii qualcuno piangere.

Arrivava dal mare una donna, diretta verso l’uomo con il cappello. Maschera e boccaglio le sbattevano addosso a ogni passo, e con la mano libera cercava di non far cadere un paio di piccole ciabatte colorate. Si avvicinò all’uomo e fece per passargliele. Lui, però, guardava ancora alle sue spalle, in attesa di qualcosa.

Una bambina in lacrime – la nipote, forse – camminava poco dietro, trascinando i piedi. Appena la vide avvicinarsi, l’uomo prese un accappatoio, ma lei lo raggiunse svelta e quasi glielo strappò di mano. Lui allora si alzò e le fece posto sul lettino, mentre lei si raggomitolava nascondendosi tra le pieghe del tessuto.

«Hai freddo? C’è troppa ombra?»

Ecco chi stava davvero aspettando, pensai.

La signora, intanto, scuoteva le ciabattine dall’acqua di mare e le sistemava al sole.

«Apriamo i biscotti?», chiese ancora l’uomo. «Ne ho portati due tipi diversi, così scegli tu».

La bambina, però, che aveva liberi soltanto gli occhi, si era finalmente accorta di me.

Mi abbassai di colpo e, dalla mia fossa, chiamai mio marito toccandolo con il gomito. «Hai visto anche tu?», chiesi. «Hai visto come mi ha guardata?»

Lui alzò le sopracciglia, ma non rispose. Sotto l’ombrellone dei vicini, intanto, lei aveva cominciato a sgranocchiare. Mio marito, fermo nella stessa posizione da quando ci eravamo sistemati, non aveva girato nemmeno una pagina, tanto che alcune lettere del quotidiano gli si erano stampate sulla pelle. Sul mignolo, si leggevano a stento le ultime sillabe di un titolo.

«…No figli…», dissi facendo un cenno verso le sue dita.

«È questo il problema», ribatté lui piegando di scatto il giornale e pulendosi sul costume. «A te, in realtà, continua a non fregare un cazzo». Si alzò e, dirigendosi verso la riva, porse il giornale all’uomo con il cappello, che ringraziò sorpreso.

Mi tirai su anch’io e feci per seguirlo, ma la testa girava troppo e dovetti aggrapparmi alla corda che divideva le due spiagge. Appena raggiunse il mare, lo persi di vista.

«Vuole un sorso d’acqua?», mi chiese la signora allungando una bottiglietta.

«È tutta quella nicotina…», le fece eco l’uomo, rivolto alla bambina.

Avevo il sole in faccia e non la vedevo bene, ma ero certa che lei stesse ridendo di me. Tenendomi ancorata alla corda, avrei potuto allontanarmi da lì, ma le mie cose erano ancora tutte per terra. Ferma, la sabbia scottava così tanto che sentivo la pelle sciogliersi.

«Se finisci almeno un paragrafo senza fare errori, più tardi andiamo all’isola», sentii dire all’improvviso.


Mi voltai, appena prima che la bambina, senza smettere di sbirciarmi, prendesse il giornale che l’uomo le stava offrendo. Rianimata da quella promessa, lo aprì subito e iniziò a sfogliare le pagine.

Scivolai sulla sabbia graffiandomi la schiena contro uno dei paletti, e gattonai fino al mio telo. Mio marito era sparito tra le onde e pensai di approfittarne per concedermi un’ultima sigaretta.

Mentre cercavo di ricordare dove avessi messo l’accendino, la bambina cominciò a leggere a voce alta: «Nella stagione estiva si registra la più alta percentuale di abbandoni. Passata la frenesia iniziale, la quotidianità può rivelarsi più impegnativa del previsto».

Non capivo se l’isola fosse lontana come appariva o se mio marito avesse potuto raggiungerla a nuoto.

«Chi si assume delle responsabilità, non dovrebbe essere egoista», tuonò la bambina dal suo lettino.

Non ebbi più dubbi: lei sapeva e lo stava facendo apposta. Mi alzai e infilai in qualche modo il mio telo nello zaino. Si sarebbe presa anche quello, altrimenti, una volta terminata la lettura?

Barcollando, provai ad allontanarmi in fretta dalla spiaggia, ma le sue parole sembravano seguirmi.

«Occuparsi di un’altra creatura è un impegno a vita», disse alzando la voce, «ma non fa per tutti».

Non mancava molto alla strada che mi avrebbe riportato in albergo. La sentii scandire, mentre ormai nella mia testa urlava: «Quale punizione per chi tradisce una promessa?»

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • readerforblind editore

Questa è la rivista della casa editrice readerforblind, via di Monte Verde, 27 - 00152 Roma  www.readerforblind.com

bottom of page