

Cose che non sopporto più
Era andata via di sabato mattina, senza piangere, con una compostezza che Luca avrebbe ricordato più di ogni parola. Aveva riempito tre borse di tela, preso i suoi libri di psicologia, una scatola piena di bustine di tisane ordinate per tipo, la stuoia di yoga arrotolata. Aveva lasciato sul mobile basso, vicino al giradischi, una pianta grassa. "Tua madre me l'ha regalata, ma non voglio portarla via," aveva detto. Poi era uscita.


Rapidità
Anche stamattina li ho lasciati legati vicino al rubinetto dell’acqua che serve a bagnare la terra; li ho lasciati lì, giusto perché apprezzino una parvenza di accudimento da parte mia. Morire di sete è peggio che morire di fame, no?


Languore
Ogni volta che vado via non penso a quello che facciamo, non rimugino, piuttosto penso a quello che non ci diamo mai perché noi assieme non facciamo nulla, non mangiamo e non ci vestiamo prendendo le cose dallo stesso armadio ogni giorno. Siamo una pagina bianca. Lui dice che la nostra è una condivisione profonda.


3:30
3:30 ed Enrico gira lo sguardo verso il comodino. Prende la scatola della nuova pillola magica e legge: l’assunzione deve essere regolare. Ancora questa maledetta regolarità. Vorrebbe alzarsi e accendere la tv, ma è consigliato tenersi a distanza dagli schermi almeno mezz’ora prima di andare a dormire. Incrocia le mani sull’ombelico e fissa le stelle fluorescenti sul soffitto. Lo stomaco inizia a pulsare. Non è mica un cuore lo stomaco! Eppure pulsa. E più pulsa, più i pensie


Lavorare stanca
Ma quello su cui mi ero ritrovata a esprimere un giudizio era un passato ancora presente, non ancora superato, per quanto lo si possa realmente fare: lasciar andare qualcosa che abbiamo vissuto in un altro tempo e che, a volte, ci stringiamo addosso come una coperta quando fuori fa freddo, a tenere al caldo quelle stesse ferite che ci ha provocato, anziché fargli prendere aria per cicatrizzarsi e liberarci.


Liberty Hotel
Mentre lei finisce di spogliarsi, l’uomo resta fermo in piedi alle sue spalle. Ha le mani in tasca, contratte in una stretta da fargli quasi esplodere le vene.
«Quello che volevo…» dice tra sé, in una specie di sussurro, come un promemoria cancellato per errore. Una pausa nella sua voce, lei si chiude in bagno. Rumore dell’acqua della doccia che scorre.


Tra parentesi
Comincio a raccontare. So che le montagne russe in Russia si chiamano montagne americane. So che prima di riuscire a sposarsi, George Washington si vide rifiutare da ben tre signorine. So anche che a volte i fantasmi tornano per punire i bugiardi senza coraggio.
«Questo mi piace», dice lei. «Non ho ancora deciso se venire a disturbarti, ma sognami pure, tu. Basta che non sia un incubo. Non incubarmi, ecco».


La figlia di Piero
Una volta a casa, sotto il getto bollente della doccia, la figlia di Piero ha l’impressione di essere lurida. Un fango invisibile la ricopre. Consuma un intero tubetto di bagnoschiuma in granuli, fa fuori quel che rimaneva del costoso shampoo di sua madre: tutto il suo corpo è avvolto da un robusto strato di schiuma…Ma continua a sentirsi sporca. Tra le gambe, l’acqua trascina un rivolo di sangue.


Un passo dietro l’altro
di Silvano Calzini Non era alto ma nemmeno basso, né grasso né magro, di un’età indefinita, non aveva niente di particolare, eppure era...


Otoliti
di Simone Bachechi Vivevo da solo a quel tempo. Dopo la mia storia con Carmen ebbi solo dei rapporti occasionali con le donne e sempre...


