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Le tende

  • 24 mar
  • Tempo di lettura: 3 min
di Anna Ferreiro


Eccolo.
Eccolo uno dei tanti motivi per cui Grace preferiva i tramonti alle albe. Attraverso di esse si sentiva libera, a casa, felice, ispirata, protetta. Tutto era in armonia. Attraverso i loro curvi profili, Grace viveva la sua vita lontana dal mondo monotono che fuori esisteva.
Quelle tende proteggevano qualcosa. Quelle tende che fungevano da narratrici ma anche e soprattutto da ascoltatrici erano rimaste sempre lì, in perenne fluttuazione, e brillavano a ogni goccia di caffè che si posava sulla tazzina stile Imari di Grace.
Le ricordava il mare.
Il perenne ma mai occupante movimento delle tende permetteva l’ingresso del profumo di lavanda che, all’esterno, cresceva selvatica nei pressi di una cascina abbandonata, ormai, da anni. Era come se Orfeo avesse preso postazione per fermare il tempo, riuscendo a cucire, al tramonto, i piccoli pezzi di petali lasciati davanti al davanzale della finestra della cucina.
E Grace sempre lì, con la sua macchina da scrivere – preferita al computer e al cellulare – era intenta a descrivere le note della natura ancora in pieno inverno ma che già donavano le prime sfumature di una primavera vivente.
Di lì a poco il profumo del pane appena sfornato da un forno a fascine, unico forno lì presente da 4 generazioni e vasetti di marmellata artigianale alle fragole della scorsa stagione portati da Iris di ritorno dalla sua famiglia in Scozia, inondavano le papille gustative di Grace.
Sì. Perché Grace condivideva la casa studio con Iris, una ragazza italiana originaria di Bagdad, amante dei musei e del buon cibo, che si manteneva gli studi insegnando in una scuola privata d’arte. Per motivi di conflitti e ostilità fu costretta, con la sua famiglia, ad abbandonare la sua terra. Purtroppo il padre, già malato di cirrosi epatica, si aggravò e morì durante il viaggio senza che nessuno se ne accorgesse e, poco prima di abbandonare il confine per raggiungere la Turchia, lasciò l’intera famiglia. Allora la madre, trovando un impiego come contabile presso una filiale, si innamorò di un uomo scozzese, così la famiglia di Iris vive in Scozia ormai da molti anni.
Grace e Iris si conobbero durante una mostra d’arte, in Italia, entrambe studentesse ed entrambe con la passione per la fotografia… Entrambe curiose di scoprire il Mondo.
Grace frequentava un’università fisica, Iris, invece, un’università telematica e quindi, apparentemente, aveva più tempo a disposizione.
Proprio durante gli ultimi giorni d’inverno, Grace si svegliava con il profumo del cappuccino caldo e chiodi di garofano che Iris soleva accompagnare con due fette di soda bread che ogni mattina il fornaio le metteva da parte, spolverato di zucchero a velo e dal retrogusto leggermente nocciolato.
Durante questo atto sereno quanto nostalgico, Grace ed Iris godevano di quei momenti fatti di sorrisi e battute e, a volte, accompagnato da pensieri nostalgici.
Era sabato mattina e ci si doveva preparare per andare all’acquisto della nuova uscita del Dau al Set e a fotografare, ancora per qualche giorno, l’inverno vivente fra gli alberi.
L’effluvio del cisto non ancora maturo si confondeva con il profumo di fritto di papas a la pobre che, nonostante il tempo umido, era davvero invitante.

Lo scatto di Iris stava per immortalare la cuoca intenta a cucinare e, al contempo scegliere, con la sua collaboratrice, la parete da abbattere per creare un ingresso annesso alla scala che portava ai piani superiori dell’edificio, quando una nuvola di fumo inizia a bruciare proprio lì vicino: era il cameriere che, gettando una paglia di sigaretta fuori dalla finestra, viene rigettata indietro a causa del vento, il quale la arrotola ad un lembo della tenda, unica tenda presente, inondandola dal fumo.
«Attenzione: le tende!», disse la cuoca.
«Oh, le tende! L’unico pezzo costoso che avevamo in questa struttura, l’ultimo ricordo rimasto del 1970 acquistato durante il viaggio in Francia, l’unico vero cimelio di famiglia».

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