

Un giorno felice
M. Fabregas era un uomo felice. Già solo perché tutte le sue giornate cominciavano dal sorriso di sua moglie, che lui passava ore intere a fissare. Come la trovava bella, come la trovava sempre giovane e vitale.


That's life
Quell’uomo la guardava da venti minuti buoni, e non dava cenno di voler smettere.
Lei girava le pagine una a una, con la lentezza propria di chi non cerca altro che un’occupazione. Spostava ogni tanto un passo per esplorare nuovi titoli tra quelli esposti sul bancale. Ma ignorarlo le risultava sempre più impraticabile.


Una luce sempre accesa
di Dagmara Bastianelli 1. Letizia si fermò nella cabina armadio, in piedi di fronte allo specchio. Testa, spalle e colonna vertebrale allineate. I lunghi capelli biondi in ordine. Il corpo nudo modellato dagli allenamenti quotidiani e dalla dieta che si era imposta per competere con i corpi delle colleghe più giovani. Nonostante il portamento impeccabile e il nome che sembrava promettere gioia, faticò a riconoscersi. Lo sguardo era spento e, da un angolo dell’occhio destro,


24/12/2000 ore 23:45
L’ultima cosa che vide prima che il timer spegnesse la luce del pianerottolo, fu il vaso che stava sotto il loro campanello. Un vaso verde, a forma di tartaruga.
L’aveva scelto e ce l’aveva piazzato sua madre, quel vaso, sotto il loro campanello. Anche la pianta che ci cresceva dentro l’aveva scelta lei: un’aspidistra. L’aveva scelta per sfida, perché cresceva poco, non fioriva quasi mai e quando lo faceva, i fiori sembravano dei brufoli schiacciati male.


Come il cemento
Tutti gli oggetti rinchiusi in questo minuscolo angolo di cemento sono immobili. Completamente immobili. La confezione afflosciata di caffè, malamente richiusa con una piccola pinza di plastica; il fornelletto sporco e arrugginito, ispezionato ogni mattina; i bicchieri di plastica usati; alcune riviste pornografiche sparse sotto il letto, pochi e malconci libri, accatastati e intaccati dalla muffa, nell’angolo meno illuminato. E con tutti loro, anche io. Immobile, quasi pietr


Le tende
Eccolo.
Eccolo uno dei tanti motivi per cui Grace preferiva i tramonti alle albe. Attraverso di esse si sentiva libera, a casa, felice, ispirata, protetta. Tutto era in armonia. Attraverso i loro curvi profili, Grace viveva la sua vita lontana dal mondo monotono che fuori esisteva.
Quelle tende proteggevano qualcosa. Quelle tende che fungevano da narratrici ma anche e soprattutto da ascoltatrici erano rimaste sempre lì, in perenne fluttuazione, e brillavano a ogni goccia di


Cose che non sopporto più
Era andata via di sabato mattina, senza piangere, con una compostezza che Luca avrebbe ricordato più di ogni parola. Aveva riempito tre borse di tela, preso i suoi libri di psicologia, una scatola piena di bustine di tisane ordinate per tipo, la stuoia di yoga arrotolata. Aveva lasciato sul mobile basso, vicino al giradischi, una pianta grassa. "Tua madre me l'ha regalata, ma non voglio portarla via," aveva detto. Poi era uscita.


Rapidità
Anche stamattina li ho lasciati legati vicino al rubinetto dell’acqua che serve a bagnare la terra; li ho lasciati lì, giusto perché apprezzino una parvenza di accudimento da parte mia. Morire di sete è peggio che morire di fame, no?


Languore
Ogni volta che vado via non penso a quello che facciamo, non rimugino, piuttosto penso a quello che non ci diamo mai perché noi assieme non facciamo nulla, non mangiamo e non ci vestiamo prendendo le cose dallo stesso armadio ogni giorno. Siamo una pagina bianca. Lui dice che la nostra è una condivisione profonda.


3:30
3:30 ed Enrico gira lo sguardo verso il comodino. Prende la scatola della nuova pillola magica e legge: l’assunzione deve essere regolare. Ancora questa maledetta regolarità. Vorrebbe alzarsi e accendere la tv, ma è consigliato tenersi a distanza dagli schermi almeno mezz’ora prima di andare a dormire. Incrocia le mani sull’ombelico e fissa le stelle fluorescenti sul soffitto. Lo stomaco inizia a pulsare. Non è mica un cuore lo stomaco! Eppure pulsa. E più pulsa, più i pensie


